L’automobile è sintesi dei valori più affascinanti che caratterizzano la vita dell’uomo: la velocità, la libertà, la sfida, la tecnologia…
Portare questi valori all’estremo assoluto, significa renderli ancor più rarefatti e sublimi: la sfida diventa missione ed il successo diventa gloria.
Le supercar, o addirittura hypercar come si usa dire oggi in seguito all’iperbolica crescita delle prestazioni, sono proprio questo: totem altissimi, posti a celebrare il percorso di vita di un’azienda.
Questo significato simbolico così intenso, diviene ancor più ricco quando rappresenta il cammino fatto da un uomo, pur circondato dai suoi collaboratori.
La progettazione si tinge di romanticismo e l’imprenditore diviene eroe, la cui attenzione per la manifattura diviene poetica del fare bene.
Nell’oggi sorprendentemente affollato panorama di vetture estreme, capaci di prestazioni aeronautiche, ottenute attraverso l’impiego di materiali aerospaziali, ce n’è una che incorpora meglio di altri la ricchezza di valori sopracitati, essendo figlia secondogenita di un padre-padrone, ossessionato da un sogno auto-inflitto, ma dalla cui sofferenza nasce un capolavoro immortale di stile ed ingegneria: la Pagani Huayra.
A poco meno di due anni dal suo debutto, sedersi dentro ad una Huayra significa restare storditi: gli elementi funzionali sono ovvi e già visti, ma in realtà niente assomiglia neppur lontanamente a quello che un comune guidatore può aver già esperito.
E la spiegazione non nasce da affettate sessioni marketing o matematiche intersezioni fra tabelle di competitor e benchmark: lo stordimento è causato dall’intensità del sogno che ha guidato il progetto e la sua realizzazione.
L’intensità di un imprenditore non comune, che fa di nome Horacio Pagani, che ha voluto assecondare il più infantile dei sogni, regalando al mondo una vettura straordinaria, la Zonda, per poi proseguire nel proprio cammino con la Huayra appunto.
Ecco che lo straordinario, reso possibile dal prezzo, diventa superlativo perché espressione di una visione coerente, votata al perfezionamento costante di ogni componente, anche il più minuto: Huayra è un’orgia di dettagli, minuteria in titanio, componenti fresati dal pieno ed ottimizzati per la massima leggerezza e la miglior resistenza.
Elementi formali che potrebbero appartenere ad un batiscafo fuoriuscito da un racconto di Verne, sono coerenti con capolavori di ingegneria aerodinamica, quali le appendici attive alle estremità della vettura.
C’è un respiro rinascimentale nel progetto Huayra, un unico percorso abbraccia elementi straordinariamente lontani fra loro: come Pico della Mirandola “aggrediva” il sapere nella sua interezza, senza differenziare le diverse materie dello scibile, in Huayra tutto si fonde in un unico coerente e dettagliato allo stesso tempo, visioni d’insieme e particolare concepite all’unisono.
Huayra, perciò, è più di un veicolo, il suo design è più che un luogo geometrico, la sua meccanica non deve solo assolvere ad una funzione cinematica: è affermazione di superiorità, è l’uomo che imbriglia la fisica e, facendolo, ne ricava la scultura di un’emozione.
Per questo motivo Huayra non può essere confrontata: imporre una metrica di misurazione sarebbe come soppesare Shakespare con il “conteggio parole” di Word.
Certo se ne contano i cavalli, oltre 700, se ne misura l’accelerazione, nell’ordine dei 3 secondi per raggiungere i 100 chilometri orari, ma anche in questo modo non si riesce a coglierne la grandezza.
La quale passa per il design della griglia del tweeter incastonato nella portiere: ossessionato mosaico di forellini di diametro sempre diverso, per meglio farsi attraversare dalla pressione sonora degli acuti della stereo da 1200W.
Visitare dove si costruisce la Huayra è ancor più straordinario: pochi individui si muovono con lentezza e silenzio, come una setta intenta ad un rito, ci sono concentrazione e distacco.
Il modo nel quale le fibre di carbonio o carbo-titanio si intrecciano parlano di una perizia sovrumana, ma parlano anche della sfida gratuita e fine a se stessa per alcuni, della ricerca della perfezione per il solo gusto di raggiungerla, andando a curare componenti che nessun cliente riuscirà mai ad apprezzare, o addirittura, vedere.
Huayra è il manifesto della forza dell’unione di cuore e cervello: come due possenti bancate di cilindri posti a V, la loro azione congiunta annichilisce le difficoltà riducendole ad opportunità di successo.
Horacio Pagani è il manifesto della forza della visione.
Le sue vetture sono una visione.

valerio cometti v12 design v12design pagani
valerio cometti v12 design v12design pagani