Una vettura mossa dalla passione.

Una vettura mossa dalla passione.

Quale sia la forza della passione è reso noto dalle grandi epopee che letteratura e storia ci hanno tramandato.
Amori inesauribili, devozioni cieche, vite immolate a cause alte…
I nostri giorni moderni, le nostre società iperconnesse e distratte, sembrano aver ridimensionato il concetto di passione, virando le tinte forti che lo caratterizzano a dei più garbati pastello.
Nel mondo dei motori, questo sembra ancor più vero, se si pensa a quanto spesso la passione sia diventata un effetto collaterale dell’azione del marketing, che alimenta, argomenta, indirizza e gestisce le nostre passioni rendendole, perciò, più sterili e meno accecanti.
Toccare con mano un progetto, un marchio, una vettura il cui motore non sembra nemmeno alimentato ad idrocarburi, bensì alimentato dalla passione stessa è qualcosa di unico e rassicurante.
Avvicinarsi all’avventura di Effeffe Cars è realmente qualcosa di unico, di sinceramente straordinario.
Aperto l’anonimo portone dell’officina dei fratelli Frigerio, si fa un salto nel passato: un passato pulsante, esperto, indaffarato.
I fratelli Leonardo e Vittorio Frigerio provengono da un’esperienza imprenditoriale di successo che apparentemente ha poco da spartire con l’universo dell’automobile, ma in realtà portano in dote un trascorso di gentlemen drivers di livello ed un fortissimo legame con il marchio Alfa Romeo.
Sono loro ad accompagnarmi in questo viaggio nel tempo: si parla di fusioni, differenziali, bialbero, ponte rigido, se ne parla con entusiasmo, con trasporto.
Il disegno che viene messo a fuoco è però un mosaico dal respiro ampio e nobile: l’amore per il dettaglio, la maniacalità nella finitura, non hanno fatto perdere di vista ai fratelli Frigerio l’obiettivo storico e culturale.
Effeffe Cars costruisce in serie limitata una berlinetta esclusiva che non solo attinge le proprio forme agli anni Cinquanta e Sessanta, ma anche recupera e preserva i metodi costruttivi, le esperienze artigianali e le competenze manifatturiere di quei decenni.
Mi piace pensare che le forme della berlinetta Effeffe siano state “rubate all’aria”: sia perché le lamiere sembrano in grado di fendere la resistenza aerodinamica con disinvoltura, sia perché la genesi delle forme stesse è avvenuta in diretta, senza rendering, né mock-up, solo piegando e saldando un reticolo di tubi sui quali è stata calzata la lamiera. Raccontate questo ad un centro stile di qualsiasi casa automobilistica e vedrete volti pallidi ed imbarazzati di fronte a tanto talento…
Il progetto Effeffe Cars è un progetto in primis culturale e solo in seguito imprenditoriale.
La coerenza del marchio ideato dai brillanti fratelli Frigerio si spinge anche ad andare a rivalutare il ruolo del proprietario di questa vettura straordinaria: non più l’annoiato collezionista “isolato” dalla meccanica della propria vettura, bensì l’erede dei “gentleman driver” di allora, in grado e desideroso di mettere a punto le sospensioni, di accordare il comportamento del proprio mezzo alla propria sensibilità di guida.
Pochi “colpi” di chiave in inglese e le innumerevoli possibilità di regolazione delle sospensioni rendono la berlinetta un mezzo efficace in pista, secondo le più diverse indoli di guida.
Ulteriore ammirevole colpo d’ala di Leonardo e Vittorio è stato l’adottare le più moderne tecnologie di progettazione parametrica e reverse engineering, al fine di rendere immortale il lavoro degli artigiani che loro hanno saputo coinvolgere nel progetto. L’obiettivo non era la fretta, oppure l’efficienza produttiva: l’obiettivo è garantire il tramandarsi di esperienze uniche, orali, tattili, di conoscenze non formalizzate, ma non per questo meno pregiate.
Il territorio lombardo diventa terriccio carico di limo, fertile culla di maestri che rinascono con la berlinetta Effeffe, ognuno dei quali partecipa al progetto dei fratelli Frigerio con l’orgoglioso impegno di chi vede la propria arte resa ancora attuale, anzi immortale.
L’esclusivo mondo dei collezionisti si è rapidamente accorto del miracolo che stava avvenendo all’interno di un anonimo capannone della Brianza e le manifestazioni di interesse sono diventati ordini.
Persino in questo, i fratelli Frigerio sono stati in grado di ricostruire l’Italia del dopoguerra, l’Italia del boom: persone semplici, idee chiare, tanto lavoro, poche riunioni ed ancor meno marketing!!
Allora la passione oggi è divenuta sentimento sterile, eccentrico e velleitario? Oppure riesce ancora ad essere motore primario dei progetti più coraggiosi e visionari? Nel caso dei fratelli Frigerio, la passione crea cultura, impresa, arte, ingegneria, velocità, emozione, lusso,…passione che crea dell’altra passione…

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