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Exaptation: niente di nuovo, tutto da reinventare.

Quando parliamo di innovazione, siamo portati a pensare a qualcosa che prima non esisteva, come una nuova tecnologia, un nuovo materiale o un prodotto completamente inedito.

L’innovazione a volte nasce dalla capacità di guardare qualcosa che già esiste e immaginare che possa fare, o significare, qualcosa di diverso. Non è sempre necessario inventare da zero.

In biologia esiste un termine per descrivere questo fenomeno: exaptation. Indica il processo attraverso cui una caratteristica sviluppata originariamente per una determinata funzione viene successivamente utilizzata per uno scopo diverso. Una soluzione, in altre parole, cambia contesto e trova una nuova applicazione che non era prevista al momento della sua origine.

È un concetto che noi di V12 Design troviamo particolarmente calzante anche nel design, perché sposta l’attenzione dall’atto di inventare alla capacità di riconoscere un potenziale. Il progettista può creare qualcosa di nuovo, ma anche semplicemente osservare un oggetto, una tecnologia o un comportamento da un punto di vista diverso ed intuire possibilità che altri non hanno ancora visto.

Per capire cosa significa concretamente, partiamo da un esempio molto vicino alla nostra quotidianità: IKEA. Gli ormai celebri IKEA hacks mostrano come gli utenti possano reinterpretare prodotti esistenti, attribuendo loro funzioni diverse da quelle originariamente previste. Una mensola può trasformarsi in una scrivania, un contenitore diventare un elemento d’arredo, un mobile assumere un ruolo del tutto nuovo semplicemente perché qualcuno ne ha intuito un potenziale diverso.

 

IKEA hacks paravento creato usando i montanti laterali dello scaffale Ivar e paglia di Vienna

 

È una forma molto concreta di exaptation dal basso, in cui l’osservazione e la creatività delle persone fa nascere l’innovazione stessa. Il prodotto viene inserito in un nuovo contesto e, attraverso il suo utilizzo, acquisisce una nuova funzione o un nuovo significato.

L’exaptation, però, può anche diventare un processo consapevole di progettazione, quando un’azienda riconosce il potenziale di una soluzione esistente e decide di svilupparlo in un nuovo contesto.

Ciò accade, per esempio, con LEGO Serious Play. Il sistema di costruzione LEGO viene utilizzato in un contesto completamente diverso da quello per cui siamo abituati a conoscerlo di gioco e costruzione, diventando mezzo di comunicazione, problem solving, formazione e processi di co-design all’interno delle organizzazioni.

 

Lego Serious Play

 

Il concetto di exaptation, in realtà, esiste da molto prima che il termine entrasse nel vocabolario dell’innovazione e alcuni dei casi più iconici della storia del design e della tecnologia ne incarnavano già perfettamente il principio.

Prima ancora che avesse un nome

Trai i numerosi casi che hanno involontariamente testato l’exapatation nel mondo dell’innovazione, troviamo, tra i più noti, Post-It.

Il foglietto colorato che abbiamo tutti utilizzato almeno una volta, nasce da un adesivo che 3M aveva sviluppato con caratteristiche simili a quelle di una colla, ma meno forte. La sua particolarità risiedeva nella capacità (o difetto) di attaccarsi e staccarsi facilmente. Solo successivamente Spencer Silver e Art Fry, tradussero questa proprietà inattesa in potenziale per creare un nuovo tipo di supporto adesivo per la carta.

3M Post-it

Anche il Velcro® nasce da uno sguardo laterale, quando nel 1941 George de Mestral osservò come i piccoli uncini dei frutti della bardana si agganciassero al pelo del suo cane e ai tessuti dei suoi vestiti. Da quella struttura naturale sviluppò il principio del sistema hook-and-loop.

Velcro®

 

Nel 1957 Alfred Fielding e Marc Chavannes stavano cercando di creare una carta da parati tridimensionale, laminando due fogli di plastica con bolle d’aria al loro interno. Nacque così il Bubble Wrap, un materiale protettivo totalmente inutile per rivestire le pareti, ma perfetto per rinforzare gli imballaggi!

 

Bubble Wrap

 

Questi esempi sono ormai icone di come l’innovazione possa nascere quando una soluzione riesce a liberarsi dal contesto per cui era stata pensata e trova una nuova applicazione.

 

Dalle invenzioni accidentali alle nuove contaminazioni

Oggi, però, il fenomeno dell’exaptation assume forme ancora più ampie, riguardando anche materiali, prodotti e sistemi che vengono trasferiti da un contesto all’altro, acquistando una nuova funzione, un nuovo uso o persino un nuovo significato.

Un esempio è la maschera Easybreath di Decathlon. Nata per lo snorkeling, durante la pandemia di COVID-19 è stata presa in considerazione da ricercatori e professionisti sanitari come possibile base per dispositivi destinati all’utilizzo in ambito medico. Decathlon mise a disposizione anche i dati tecnici e il modello 3D della maschera per supportare le sperimentazioni.

 

Decathlon maschera Easybreath

 

Qui l’exaptation avviene nel momento stesso in cui una comunità esterna riconosce in un prodotto esistente una possibilità che appartiene a un altro campo.

Un altro terreno particolarmente fertile è quello dei materiali.

Nel 1993 i fratelli Daniel e Markus Freitag cercavano un materiale resistente e impermeabile per realizzare una borsa. La soluzione arrivò dai teloni dismessi dei camion, insieme a camere d’aria di biciclette e cinture di sicurezza.

 

Zaino Freitag

 

Un percorso concettualmente simile si ritrova in Stone Island, dove la ricerca alla base di Tela Stella, il tessuto con cui nasce il brand nel 1982, prende ispirazione dalle caratteristiche tecniche dei teloni dei camion militari. Il materiale viene reinterpretato attraverso trattamenti, resine, tinture e lavaggi fino a diventare un tessuto per abbigliamento.

 

Tela Stella Stone Island

 

Lo stesso principio ritorna in una forma ancora più contemporanea nella Nike ISPA Link Axis, che utilizza per la propria struttura un TPU riciclato ottenuto da scarti provenienti dagli airbag. Un materiale associato a un sistema di sicurezza automobilistico entra così nella costruzione di una sneaker.

 

Anche la tecnologia può cambiare mestiere

Un processo simile si può osservare anche nella storia della tecnologia.

I controller della Wii, per esempio, hanno portato nel mondo dei videogiochi un’interazione basata sul movimento fisico grazie a tecnologie come gli accelerometri, già utilizzate in precedenza in altri ambiti, compreso quello automotive. Una tecnologia nata per rilevare variazioni di movimento può così diventare uno strumento per trasformare il gesto del giocatore in un comando.

 

Controller Nintendo WII

 

Anche la storia di Dyson è un caso particolarmente calzante di exaptation. Il punto di partenza furono i cicloni industriali utilizzati nelle segherie per separare la segatura dall’aria. James Dyson ne riconosce il potenziale e lo trasferisce in un contesto completamente diverso, quello degli aspirapolvere, trasformandolo nella base tecnologica dei primi modelli senza sacchetto del brand.

 

La gamma di prodotti Dyson sviluppata negli anni dalla stessa tecnologia

 

Ancora una volta, l’innovazione nasce dal trasferimento di un principio da un contesto a un altro, richiedendo un processo progettuale basato su curiosità e capacità di guardare oltre i confini del proprio settore.

In tutti questi casi, ciò che genera cambiamento è la reinterpretazione del contesto, del comportamento umano o del significato che attribuiamo a ciò che abbiamo davanti.

L’aspetto più interessante dell’exaptation per il design è rendersi consapevoli che un prodotto è molto di più della funzione per cui è stato progettato inizialmente. Una volta entrato nel mondo reale, viene utilizzato, reinterpretato, appropriato e a volte persino trasformato dalle persone. I comportamenti inattesi possono diventare nuove opportunità progettuali, così come una tecnologia sviluppata per un settore può rivelare un potenziale completamente diverso quando viene osservata da un’altra prospettiva.

Per questo, in V12 Design crediamo che una delle competenze più importanti del progettista sia il pensiero laterale, ovvero la capacità di guardare ciò che accade fuori dal proprio settore, accorgersi di come le persone utilizzano realmente un prodotto, riconoscere un comportamento emergente e chiedersi se una soluzione esistente possa rispondere a una domanda che ancora non avevamo formulato.