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Olimpiadi Milano-Cortina 2026: il design dietro le quinte dei Giochi

Le Olimpiadi non sono mai soltanto competizione. Sono un ecosistema progettuale complesso, in cui materiali, tecnologia, forma, narrazione e cultura convergono per generare performance, meraviglia e identità collettiva.Per noi, come studio di design con sede a Milano, parlare delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 è quasi un atto dovuto. Non solo per ragioni professionali, ma perché questa edizione prende vita nei nostri territori, tra Milano e le Dolomiti, trasformando il contesto che abitiamo in una piattaforma internazionale di sperimentazione.

È un evento che, più di ogni altro, sintetizza ciò che il design rappresenta (o dovrebbe rappresentare), nella sua espressione più alta. La funzionalità diventa performance, la performance si traduce in eleganza, e l’eleganza nasce proprio dall’integrazione coerente di forma, tecnologia e cultura.

 

Il Made In Italy sul podio

Questi Giochi non sono un episodio isolato, ma l’apice visibile di una filiera industriale solida e strategica. Secondo un report dell’Area Studi Mediobanca, il mercato globale degli sport invernali nel 2025 è stimato intorno ai 13,5 miliardi di euro, con una previsione di crescita del 6% nel 2026. A trainare il settore sono soprattutto le attività outdoor, in particolare lo sci, con l’Europa che rimane il principale mercato per numero di comprensori e praticanti.

 

 

In questo scenario, l’Italia occupa una posizione di primo piano. È il quinto esportatore mondiale di articoli sportivi nel loro complesso, ma sale al terzo posto a livello globale per gli sport invernali, con una quota pari all’11% del mercato mondiale, dietro solo ad Austria e Cina. In termini concreti: un prodotto “winter sports” su dieci esportato nel mondo è italiano. Kappa, Scarpa, Colmar, Vibram e Tecnica sono solo alcune delle eccellenze che rappresentano il Made in Italy nel mondo, capaci ancora una volta di distinguersi nelle filiere internazionali grazie a qualità, innovazione tecnologica e alta specializzazione produttiva.

Il primato italiano si concentra in segmenti chiave: leadership mondiale negli scarponi da sci, con il distretto di Asolo-Montebelluna riconosciuto come hub globale; presenza tra i principali produttori internazionali nello snowboard, nei pattini da ghiaccio e nelle attrezzature ad alta gamma; competenze avanzate nelle infrastrutture, dagli impianti di risalita ai sistemi di innevamento artificiale.

 

 

In questo contesto, Milano-Cortina 2026 diventa una vera e propria vetrina internazionale per un’industria che ha già conquistato il podio, ben prima di scendere in pista.

 

Il design si fa vantaggio competitivo.

Se c’è una disciplina che incarna l’evoluzione tecnologica applicata allo sport è il bob, non a caso definito la “Formula 1 del ghiaccio”.

Su piste lunghe oltre 1,5 km, con velocità che superano i 145 km/h e accelerazioni oltre i 5G, il bob è un concentrato di ingegneria estrema. Se in origine le slitte erano in legno, poi in acciaio, oggi la fibra di carbonio domina la scena per il suo rapporto rigidità/peso.

Il vero salto progettuale degli ultimi anni però non riguarda solo la slitta, bensì la fase di spinta iniziale, i primi 30–50 metri che determinano l’intera discesa. È qui che entrano in gioco le scarpe chiodate personalizzate sviluppate in collaborazione con BMW per la federazione tedesca: piastre stampate in 3D, generate tramite software parametrico e adattate alla biomeccanica di ogni atleta. Non più un modello standard con 250 chiodi identici, ma geometrie calibrate su stile di corsa, posizione di spinta e struttura del piede. Il trattamento di nitrurazione al plasma, una tecnologia mutuata dal mondo automotive, aumenta la resistenza e la durezza dei chiodi, trasformando la calzatura in un dispositivo ingegnerizzato ad alte prestazioni.

 

 

Parallelamente, il team USA ha investito sulle solette dinamiche in fibra di carbonio sviluppate da VKTRY Gear: dispositivi attivi capaci di restituire energia durante la flessione del piede. Non semplici supporti ammortizzanti, ma piastre che accumulano e rilasciano energia elastica durante la spinta, aumentando rigidità e ritorno energetico. In uno sport dove un centesimo di secondo può determinare il podio, il design della soletta diventa strategico quanto l’aerodinamica della slitta.

 

 

La digitalizzazione completa il quadro: piattaforme cloud e sistemi di AI analizzano combinazioni di equipaggi, traiettorie, micro-urti nella fase di ingresso in slitta, simulando configurazioni prima ancora di testarle fisicamente. Il sistema Data Coach, utilizzato anche sulla nuova pista di Cortina dedicata a Eugenio Monti, consente di mappare ogni curva grazie a sensori installati sulla slitta, trasformando la discesa in un dataset dinamico.

 

 

Se il bob rappresenta la dimensione hi-tech più evidente, il curling mostra come anche uno sport apparentemente tradizionale sia oggi terreno di innovazione sofisticata. Le stone olimpiche, realizzate con il granito di Ailsa Craig e prodotte da Kays Curling, sono il risultato di un processo di molatura e lucidatura di precisione estrema. La vera evoluzione però è negli strumenti di interazione: scope in fibra di carbonio ultraleggere, come la linea LightSpeed di BalancePlus, progettate per massimizzare trasferimento di energia e ridurre l’affaticamento. Con oltre 85.000 configurazioni possibili tra manici, schiume e rivestimenti, la personalizzazione entra nel dettaglio ergonomico.

Le scarpe, con sistema slider/gripper differenziato, sono veri dispositivi biomeccanici. Le suole in Teflon o acciaio assicurano uno scivolamento controllato, mentre i grip rinforzati garantiscono stabilità e bilanciamento del peso identico su entrambi i piedi.

 

 

Lo scialpinismo (skimo), al debutto olimpico nel 2026, introduce invece una filosofia opposta: massima leggerezza e rapidità di transizione. Sci, attacchi e scarponi sono progettati per ridurre ogni grammo superfluo, consentendo transizioni fulminee tra salita, boot-packing e discesa. Le pelli sintetiche antiscivolo e gli attacchi con tallone libero trasformano l’attrezzatura in un sistema modulare che deve adattarsi in pochi secondi a tre modalità funzionali diverse.

Infine, anche l’abbigliamento evolve ancora di più (anche se sembra impossibile) in chiave performativa. La giacca Air Milano sviluppata da Nike per il Team USA porta la tecnologia Air, nata nelle calzature come ammortizzazione, nel capospalla. Una membrana a doppio strato contiene aria gonfiabile tramite micro-ventola integrata, consentendo di regolare l’isolamento termico in circa 20 secondi. A fianco a materiali ultra performanti e high-tech, anche l’aria trova il suo posto: leggera, isolante e modulabile.

 

Olimpiadi diffuse: l’evoluzione della fruizione sportiva

Se l’attrezzatura racconta l’evoluzione della performance, l’esperienza di fruizione delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 racconta l’evoluzione dell’intero sistema olimpico. Milano-Cortina 2026 è il primo vero modello di Olimpiadi “diffuse”: più località, più territori, più identità che convivono all’interno di un’unica architettura narrativa, infrastrutturale e digitale.

Dal punto di vista del design, questo significa progettare continuità dentro la frammentazione. Le competizioni sono distribuite su un territorio ampio e articolato, che si estende dalla Lombardia al Veneto, fino a Trento e Bolzano, i media center sono decentralizzati, i flussi logistici distribuiti e gli spettatori fisicamente presenti, ma anche connessi da remoto. Tutto richiede un ecosistema minuziosamente progettato, in cui wayfinding, identità visiva, infrastrutture temporanee e piattaforme digitali parlino lo stesso linguaggio e restituiscano un’esperienza unitaria, pur nella complessità del sistema.

La vera rivoluzione, però, avviene sul piano della fruizione mediatica. Secondo Olympic Broadcasting Services, Milano-Cortina 2026 è una delle edizioni più tecnologiche di sempre, con innovazioni pensate soprattutto per gli spettatori. Per la prima volta in modo strutturato e sistemico ai Giochi invernali, i droni FPV (First-Person View) seguono gli atleti lungo discese, curve e rettilinei, trasmettendo immagini in tempo reale da angolazioni prima irraggiungibili. Non è solo un avanzamento tecnico, ma un cambio di paradigma percettivo in cui il pubblico non osserva più la gara dall’esterno, ma viene letteralmente trascinato dentro la traiettoria, riducendo la distanza tra corpo atletico e sguardo dello spettatore.

 

 

A questo si affiancano i replay a 360 gradi, generati da reti di telecamere sincronizzate, con fermo immagine avanzato, slow motion evoluto e analisi stroboscopica dei movimenti. Salti, rotazioni e traiettorie diventano leggibili da più punti di vista simultaneamente, trasformando la performance in un oggetto quasi scientifico. Spettacolo e trasparenza tecnica combaciano per aumentare la comprensione e, di conseguenza, il coinvolgimento del pubblico.

 

 

Discipline come il curling beneficiano inoltre di sistemi di tracciamento avanzato che visualizzano in tempo reale traiettorie, velocità e rotazioni delle stone, grazie a overlay grafici intuitivi e a telecamere su binari o a livello del ghiaccio. Dati astratti diventano immagini comprensibili, rendendo accessibile uno sport che spesso appare criptico a un primo sguardo.

 

 

In un contesto come quello del 2026, l’intelligenza artificiale non poteva che diventare parte dell’esperienza. Olympic GPT, l’assistente AI dei Giochi, dialoga con gli utenti sul sito ufficiale, risponde alle domande sugli eventi, fornisce risultati in tempo reale, spiega regolamenti e genera riassunti automatici ottimizzati per la fruizione mobile. Parallelamente, l’AI analizza i flussi video per creare clip ricercabili, suggerire parole chiave, individuare i momenti più rilevanti per i fan e adattare l’offerta di contenuti in base agli interessi del pubblico in tempo reale.

Per noi designer, la lezione è chiara: il progetto non riguarda più solo l’oggetto o lo spazio, ma la regia integrata dell’esperienza. Le Olimpiadi diffuse del 2026 dimostrano che quando territorio, tecnologia e narrazione vengono pensati come un unico sistema coerente, il risultato non è semplicemente un evento sportivo, ma un nuovo standard globale di fruizione. In questa prospettiva, il design diventa strumento strategico, coordina complessità, traduce dati in percezioni, guida lo sguardo e plasma l’esperienza di spettatori e atleti.